Gli acquaioli segnarono la storia di Comacchio.
Quello dell’acquaiolo era un mestiere che si tramandava di padre in figlio.
Racconta la signora Giuseppina, 82 anni di S. Giuseppe, che
-a Comacchio, quando ero una ragazzina, non avevano acqua dolce, così il Comune dava la licenza di esercizio a una decina di persone che ogni giorno, da S. Giuseppe, Lagosanto e Magnavacca partivano con la barca per vendere l’oro bianco, come chiamavamo noi il prezioso liquido- .
II barcone, tipico comacchiese, chiamato comacina, conteneva tre o quattro tini
-gli uomini prelevavano l’acqua dai pozzi, la facevano scorrere sullo zorno, una sorta di condotto aereo costruito con tavole di legno, coppi, tubi di ghisa o altro, sostenuto da pali, e riempivano le botti-.
Se c’era il vento allora raggiungevano Comacchio innalzando le vele, altrimenti usavano grossi pali di legno biforcuti alla estremità, chiamati paradelli, che conficcavano nel fondo della valle.
-Ricordo che a volte la barca era trainata dagli asini: gli animali camminavano sugli argini del canale, così, in un modo o nell’altro, il rifornimento d’acqua era assicurato-. Una volta giunti in paese, gli acquaioli attraccavano la barca; generalmente trovavano una piccola folla ad attenderli -avevo più o meno sette anni- ricorda il sig. Antonio -e mia mamma mi mandava a comprare l’acqua. Per me era un dramma.
Non c’erano soldi in quel periodo, stavamo molto attenti a risparmiare, generalmente ci rifornivamo ogni tre giorni.
Prima di comprare, dovevo chiedere di assaggiare, e non sempre gli acquaioli erano contenti-.
Si, assaggiare, perchè non di rado all’acqua dolce veniva aggiunta quella salata, -inoltre- continua Antonio -inizialmente i tini non avevano coperchio, cosi vi entravano animali e schifezze di ogni genere-.
In un secondo momento, un’ordinanza del Comune obbligò a chiudere le botti, e le condizioni igieniche migliorarono parecchio.
Sembrano storie di cento anni fa, eppure gli acquaioli continuarono a lavorare almeno fino alla meta degli anni ’50, nonostante l’acquedotto, risalente al 1885.
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