Non tutti sanno cos’è la “Panatica”, eppure una volta era fondamentale: per i marinai significava fare scorta di viveri, fare la spesa per rifornirsi di generi alimentari.
Le provviste dovevano servire per il fabbisogno di bordo per circa 30-40 giorni e i generi alimentari consistevano in
Non poteva mancare la scorta di anice forte che serviva per il cicchetto nella tazzina del caffè.
I viveri venivano pagati al rientro, quando si facevano i conti: erano sistemati a bordo, nel gavone di sottopoppa dove alloggiava il Parone (marinaio cuoco) che prelevava giornalmente il fabbisogno per i pasti di mezzogiorno e sera.
Al mattino la colazione non veniva servita, il mozzo preparava il caffè e quindi ognuno mangiava quello che voleva, generalmente il Pane biscotto con formaggio o qualche pesce fritto.
Nei porti era buon uso acquistare carne, pesce, verdura, uova e ogni tanto pane fresco, un vero lusso.
In genere, pero, bisognava mangiare quello che c’era in barca anche se l’odore di catrame, di acqua di sentina, di gasolio e vari odori delle merci trasportate coprivano ogni tipo di sapore.
A bordo non v’era domenica per ricordare le festività con un pranzo o una cena migliore, ogni giorno era inesorabilmente uguale all’altro: all’ormeggio l’equipaggio si raggruppava attorno al boccaporto del cassone o alla stiva e pranzava in silenzio.
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