A chi non è capitato, almeno una volta nella vita di passeggiare lungo i moli di porti e porticcioli delle nostra Penisola e osservare barche e barchette cullate dall'onda, soffermandosi ad osservare i pescatori intenti ad aggiustare le reti?
Certamente queste scene di vita marinara ci hanno fatto fantasticare di battute di pesca in alto mare o di mareggiate improvvise che alzano la prua della barca come un cavallo imbizzarrito.
Per non parlare del fascino dell'attesa nel buio della notte, al chiarore della luna o delle lampare, per vedere se, alla levata della rete, la pescata era stata abbondante.
Infiniti racconti hanno descritto la vita faticosa dei marinai, gente temprata alla fatica e alle intemperie, consumata in mare e per il mare divenuto quasi una seconda sposa.
Però molti, soprattutto i giovani, non sanno che esisteva un'altra tipologia di barche e di marinai, meno conosciuti ma non meno importanti protagonisti anch'essi dello sviluppo della nostra storia economica e non solo di quella.
Chi ha vissuto lungo i fiumi o nelle loro vicinanze certamente li avrà visti passare silenziosi, sulle loro lunghe barche pesanti e scure, gesticolare in un saluto veloce o intenti a manovrare lunghe pertiche nel lento scivolare della corrente: sono, anzi erano, i "barcari o barcaioli".
Solitamente il mestiere di barcaro o barcaiolo iniziava in tenera età, un po' per divertimento, spesso per aiutare la famiglia i ragazzi erano imbarcati al seguito di un familiare, il nonno, il padre o uno zio, altre volte su barche di amici o conoscenti.
Una volta a bordo il giovane diventava mozzo o ragazzo di fatica, svolgeva le mansioni più umili e apprendeva i rudimenti del mestiere fino a diventare un giorno lui stesso il "Paron" della barca e il comandante.
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