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Dopo le visite che alcuni amministratori pubblici e imprenditori agricoli della provincia ferrarese hanno eseguito presso impianti pilota realizzati in Germania e Austria (impianti che, utilizzando biomasse, producono prima metano e poi energia elettrica impiegando colture non food, ossia non destinate ad uso alimentare) è cresciuto l'interesse locale per questa nuova forma di energia.
"E' innegabile che il principio alla base di questi impianti, ossia l'utilizzo di biomasse per produrre metano senza bruciare ma con una fermentazione, sia molto interessante - commenta l'assessore Alessandro Taddia, che se ne sta occupando in prima persona per conto dell'amministrazione comunale di Portomaggiore - ma è necessario comprendere fino in fondo la fattibilità di questi progetti nei nostri territori e soprattutto la reale convenienza per un imprenditore agricolo che voglia awenturarsi su questa strada. Parallelamente - continua l'assessore - sto contattando gli uffici tecnici di competenza come Asl, vigili del fuoco, Arpa, per capire se esistono prescrizioni particolari per questa tipologia di impianti".
Gli impianti in questione hanno una produzione di 1 megawatt di potenza elettrica e di quasi altrettanta produzione termica.
Utilizzano biomasse non legnose, come mais, sorgo, fieno verde, che vengono digerite da Datteri anaerobici, ossia che lavorano in assenza di ossigeno.
«Questi - commenta l'assessore Taddia - producono bio-gas
contenenti metano e anidride carbonica, n biogas, rispetto ad un
combustibile fossile, presenta diversi vantaggi.
In particolare è
rinnovabile e non impoverisce l'ambiente ma soprattutto è praticamente
ad emissione zero di anidride carbonica, in quanto quella prodotta con
la combustione del metano è la stessa di quella contenuta nella
biomassa.
Inoltre i reflui derivati dalla biomassa digerita sono
ottimi ammendanti inodori per il terreno agricolo, in quanto contengono
azoto, fosforo, potassio e altre sostanze organiche».
Per aumentare l'impianto serve una quantità di biomassa coltivabile in circa trecento ettari di terreno, e questo potrebbe diventare un'interessante alternativa di reddito per i produttori agricoli, che potrebbero così produrre anche nei terreni che annualmente devono essere tenuti a riposo.
«Chi produce biogas - prosegue l'assessore Taddia - oltre alla possibilità di rendersi autonomo sul fronte energetico, può immettere sul mercato l'elettricità in esubero ed incassare, oltre al prezzo del quantitativo di elettricità messa in rete, anche il prezzo dei cosiddetti Certificati Verdi, introdotti dal decreto 79A999, che impone ai produttori di energia elettrica di sostituire parte di questa energia con quella derivata da fonti rinnovabili».
L'assessore non nasconde l'interesse di qualche imprenditore locale e della concreta possibilità di realizzazione di un impianto nel territorio portuense.
«Appena avrò dati sufficienti - conclude l'assessore - per un'analisi chiara di questo progetto, organizzerò un incontro rivolto a tutti gli operatori agricoli del territorio di Portomaggiore nel quale parlerò di questo e di altri progetti che sto preparando, in particolare uno che interessa in modo trasversale il comparto agricolo, le scuole elementari e la piccola distribuzione».
| data | 04/01/2006 |