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Tharaka, assistenza odontoiatrica di volontari ferraresi

L'idea ha preso forma fin dalla scorsa primavera, quando l'ambulatorio di Matiri (ormai quasi del tutto inattivo) è stato riaperto per qualche settimana prima a giugno, con l'odontoiatra milanese Alessandro Volpato, e poi a fine agosto con il ferrarese Marco Montemezzo, da pochi mesi presidente nazionale dell'Andi.

Quest'ultimo viaggio ha partorito un doppio proposito: riammodernare l'ambulatorio dentistico di Tharaka e creare le condizioni perché possa funzionare tutto l'anno.

Il primo obiettivo è già stato in parte raggiunto: grazie al contributo dell'Andi (10.000 euro) e la preziosa collaborazione dell'associazione "Emiliano De Marco" presieduta dal medico ferrarese Giorgio Giaccaglia (e fondatrice dell'ospedale St.Orsola) è stato possibile acquistare direttamente a Nairobi le nuove attrezzature.

Il secondo traguardo invece ha iniziato a concretizzarsi lo scorso autunno a Milano, in occasione del primo convegno dell'Andi sul volontariato odontoiatrico e la presentazione della fondazione Andi onlus.
Là è nato il sodalizio tra l'associazione dentisti e la "Smom", Solidarietà medico odontoiatrica nel mondo, una associazione senza fini di lucro (presieduta dal medico milanese Pino La Corte) impegnata in diversi progetti sparsi un po' in tutto il mondo.
Un patto importante, quello stretto tra Andi e Smom, culminato nell'organizzazione del Progetto Tharaka che sarà presentato entro questo mese all'assemblea dell'Andi, assicurando così il necessario sostegno economico (circa 4.000 euro all'anno).
 
Per permettere alla popolazione di Matiri di avere assistenza odontoiatrica no stop saranno necessarie due fasi: la prima si articolerà da aprile a settembre.
Durante tutto questo periodo funzionerà una "staffetta" tra odontoiatri volontari italiani che si alterneranno nell'ambulatorio.
Dodici sono già pronti a partire: otto sono di Ferrara, due di Bologna e due di Milano.

La seconda fase, che si spera di avviare da settembre, vedrà l'ambulatorio camminare sulle sue gambe... locali, con l'impiego di personale qualificato africano.

L'intera impalcatura del "Progetto Tharaka" a sua volta si regge su tre pilastri fondamentali: uno studio epide-miologico sulla popolazione locale, al fine di stabilire l'indice di carenza sanitaria; la definizione di protocolli medici rigorosi per garantire uniformità all'assistenza odontoiatrica; la formazione, proprio sulla base di questi protocolli, di personale sanitario del posto
.

A partire da marzo dunque si lavorerà per rispettare la tabella di marcia.
I responsabili dell'Andi e i volontari andranno in Kenia e cominceranno l'opera di screening con cui precedere o accompagnare le successive terapie.
A Matiri sono presenti l'ospedale St.Orsola e la scuola della Missione Consolata; lo studio epidemiologico privilegerà le fasce di età più basse, perché è la popolazione giovane a rappresentare una sorta di "unità di misura": l'indice delle patologie infantili rispecchia infatti il grado generale di carenza sanitaria.

L'opera di screening coinvolgerà anche i villaggi circostanti: due volte alla settimana i medici volontari si occuperanno di sottoporre i bimbi a vaccinazione, pesarli e verificare la loro igiene dentale secondo una scheda di valutazione dell'Organizzazione mondiale della sanità che registra per ciascun soggetto i denti mancanti, cariati e otturati.

Da qui a marzo invece saranno definiti i protocolli di intervento per dare uniformità a un servizio che necessariamente, soprattutto nei primi sei mesi, sarà caratterizzato da un continuo avvicendamento di odontoiatri: uno diverso ogni quindici giorni.
In questo modo si punta a non disorientare i pazienti e ad accrescere la loro fiducia. Non meno importante la volontà di pensare all'ambulatorio odontoiatrico come a una struttura non "di emergenza", ma in tutto e per tutto simile a quelle europee.
Una delle voci-chiave dei protocolli sarà infatti quella della sterilizzazione degli strumenti per attivare tutte le procedure di sicurezza riguardo al rischio di trasmissione dell'Aids o dell'epatite.
Il resto lo metteranno la passione e l'impegno dei volontari.
Per affiancare alle indispensabili dotazioni tecniche e professionali il non meno fondamentale rispetto per popolazioni e culture diverse, e il giusto approccio umano e relazionale.
data 05/02/2006

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