Copparo
Certa è la prima testimonianza dell'esistenza di Copparo che si trova
in un privilegio di papa Adriano II, dell'870, a proposito del
territorio di Formignana indicato come confinante con "Cuparus et Caput canilis".
Altra citazione in una donazione del 918 di Firminianus Consul ai suoi figli.
Oggetto della donazione era la "Corte Firminiana"
che aveva per confini "ab uno latere Sablune, ab alio latere
Finalis ed Rere, a tertio latere Cuparius ed Capite Ranito, (cioè
Sabbioncello, Final di Rero, Copparo e Coccanile) a quarto latere
mare".
Interessante la pergamena, conservata nell'archivio di Stato di Ravenna, redatta il 6 dicembre 1340 in "Castro Coppari, districtus Ferrane",
che sanzionava l'esistenza della prima costruzione estense, confermata
successivamente da altri documenti fra cui ristrumento stipulato nel
detto castello nel 1405 per Pietro Bastaroli a tre di Decembre.
La cosiddetta «Massa di Copparo» era
delimitata dal Po di Goro, dalla Fossa Curulo e dal Canai Bianco e fu
per più di un secolo territorio conteso dai poteri ravennate e ferrarese, passando continuamente da una giurisdizione all'altra.
Un censimento del 1431 evidenzia come questa zona fosse la più vasta
superficie coltivata ad orzo e frumento e territorio di caccia anche
per gli Estensi che vi fecero costruire una "delizia", purtroppo oggi
quasi totalmente perduta, collocandola nello spazio precedentemente
occupato da un castello distrutto dai Veneziani.
Le alluvioni via via succedutesi sul
territorio e il disastroso terremoto che colpì il Ferrarese nel 1570
mandarono in rovina l'antica chiesa arcipretale dedicata ai Santi
Pietro e Paolo, forse anteriore al Mille, come traspare da una
iscrizione incisa nel campanile; successive riedificazioni e restauri
affidati quasi sempre a mani poco esperte, conferirono all'edificio
l'aspetto attuale.
Interessanti le due tele dello Scarsellino raffiguranti l'una i Santi Pietro e Paolo e l'altra la Madonna con Bambino.
Altro edificio sacro rilevante è la pieve romanica di San Venanzio risalente al 1384.
Saccheggi e distruzioni da parte di invasori provenienti dai territori
posti al di là del Po si alternarono a varie inondazioni e rotte del
fiume.
La guerra dei Barberini del 1644 non mancò di coinvolgere anche la cittadella di Copparo portando ancora danni e vittime.
Del periodo napoleonico si conserva qualche labile traccia come
l'adesione dimostrata attraverso le colonne del "Giornale del basso Po"
alle disposizioni giacobine del parroco Caparossa o ancora la cronaca
manoscritta custodita presso l'archivio parrocchiale di Cologna, delle
gesta del mugnaio Valeriano Chiariati che osò inneggiare
pubblicamente all'imperatore d'Austria.
Da segnalare anche la partecipazione di nove volontari copparesi alla sfortunata campagna del 1849.
Con le bonifiche si sviluppava il
proletariato agricolo che diverrà protagonista dei grandi conflitti che
si sono sviluppati a cavallo del secolo.
Dai primi circoli socialisti del 1894-95 anche il Copparese conobbe
l'inizio degli scioperi; durante uno di questi un centinaio di
braccianti vennero arrestati e difesi in tribunale dall'avvocato
Filippo Baraldi, intellettuale socialista, tra i promotori del
settimanale "La Scintilla" il cui primo numero risale al 12 aprile
1896; candidato nel 1897, insieme al medico Badaloni, ebbe una notevole
affermazione elettorale proprio in queste zone, il primo grande
sciopero risale al 6 luglio 1897 per l'applicazione del cosidetto "Patto di Portomaggiore" con il quale si definiva n nuovo aumento salariale.
Furono arrestati oltre 400 braccianti e uno di loro a Copparo venne ucciso a fucilate da un guardiano.
Lo sciopero ebbe successo e venne compilato il patto unico provinciale.
Il deputato Melli fu protagonista di un avvenimento storico-legislativo
che modificò sostanzialmente lo sviluppo del comune di Copparo.
Attraverso una proposta di legge chiese ed ottenne il frazionamento del territorio e la costituzione di cinque nuovi comuni: oltre a Copparo, Ro, Berrà, Formignana e Le Venezie; quest'ultimo comprendeva in gran parte le nuove terre ottenute con la bonifica corrispondenti alle valli di Ambrogio.
La proposta di Melli era motivata dal notevole aumento della
popolazione passata in poco tempo da 18 mila abitanti (1859) a 45 mila
(1908) e dall'espansione della superficie coltivabile che dai 200
chilometri quadrati, prima delle bonifiche, era più che raddoppiata.
Nel 1908 il Parlamento approvava la
scomposizione del comune di Copparo e costituiva i comuni di Berrà, Ro,
Formignana (a lungo in ballottaggio come capoluogo con Tresigallo che
sarebbe divenuto autonomo soltanto più tardi) e Le Venezie.
Il 20 settembre 1903 venne inaugurata la ferrovia Copparo-Ferrara (rimase in funzione fino all'aprile del 1956), il paese prosperava.
Il teatro De Micheli era il fiore all'occhiello e vantava una
particolarità, una buchetta per la biglietteria esterna per l'accesso
al loggione che con la ristrutturazione è stata sepolta viva.
"E' stato fatto un grande torto ai copparesi" ha detto Gianni Guglielmini.
Da sottolineare infine la rinascita del palio con i quattro rioni
(Crusar, Dezima, Furnas e Mota) che ogni anno si danno battaglia.
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