Berra

La storia di queste zone è soprattutto la storia dell'evoluzione del corso del fiume che attraverso i secoli ha mutato più volte tracciato, ha formato corsi minori, isole, barene, dossi, valli d'acqua dolce e salmastra.

Per questo è impossibile documentare con certezza i modi e i tempi dell'insediamento umano, che comunque è databile, come tutto il delta del Po fino all'epoca preromana, il documento più antico dell'insediamento umano nel territorio di Berrà, risale all'ultimo periodo romano, infatti a Cologna è stato ritrovato un reperto fittile che fa pensare ad un insediamento, seppure isolato, in questa zona, molto probabilmente lungo il ramo del corso del fiume che in epoca antica staccandosi da Piumana, dove è stata ritrovata traccia del più cospicuo insediamento romano di questa zona, raggiungeva Adria.

Lo sconvolgimento determinatosi a metà del XII secolo con la rotta di Ficarolo e la definitiva costituzione del Po grande o Po di Venezia, determinò la totale separazione del territorio di Berrà dalla zona veneta e il passaggio sotto l'influenza politica ferrarese ben presto costituitasi attorno alla famiglia degli estensi.

La giurisdizione ecclesiastica resterà adriese fino ai primi anni del XIX secolo quando passò sotto l'arcivescovo di Ravenna che per seguire i confini politici determinati dal Congresso di Vienna, cedette la zona di Sant'Apollinare di Rovigo al vescovo di Adria in cambio della cosiddetta pentapoli ravennate (Coccanile, Ambrogio, Cologna, Berrà e Serravalle).

Nel 1966 la zona passò sotto la diocesi di Ferrara.
Per venire incontro alle esigenze della popolazione, che doveva essere sempre disponibile per la-
vori spesso gratuiti di rinforzo e custodia degli argini, il potere politico concedeva esenzioni dalle tasse e gabelle in caso di calamità naturali, come dimostra un documento del Marchese Leonello della prima metà del XV secolo che esentava la popolazione di Berrà dal pagamento delle tasse a causa di una rotta disastrosa del Po.

Dalle visite pastorali del vescovo di Adria si ricavano indicazioni precise sulla consistenza della popolazione che non doveva superare di molto le mille unità e sulla vita religiosa.
Il centro più importante era Cotogna, sede della parrocchia più antica legata a quella storica di Crespino e ai resti dell'organizzazione abbaziale di Gavello.

Sempre tra il Seicento e il Settecento si assiste alla riorganizzazione economica e fondiaria dell'agricoltura locale, le grandi famiglie ferraresi proprietàrie dei terreni emersi in gronda al Po investono nella costituzione di grandi aziende con relative strutture abitative e di servizio da cui controllavano anche il territorio vallivo che s'intendeva oltre il Canai Bianco verso Ambrogio.

Ancora oggi i toponimi ricordano queste famiglie, Macchiavelia, Contuga, Marchiorri.
Il più nobile e caratteristico insediamento è rappresentato ancor oggi dalla villa Giglioli con la fronte rivolta verso il Po a ricevere i signori che arrivavano in villeggiatura anche per controllare la raccolta dei prodotti della vasta azienda retrostante.

Con la caduta di Napoleone e la restaurazione pontificia, il territorio viene costituito in comune con sede a Cologna, però ben presto una nuova organizzazione accentra in Copparo l'amministrazione locale e tale resterà fino al 1908.

Con l'unità d'Italia queste zone conobbero la più radicale trasformazione della loro storia.
I lavori della bonifica attirarono masse enormi di operai dal ferrarese, dal Veneto, dalla Romagna, le quali si insediarono con le loro famiglie nei paesi come Berra che formarono una specie di corona attorno alle valli del Polesine di San Giovanni Battista, le prime ad essere bonificate.
Da qui tutte le mattine prima dell'alba raggiungevano a pie di la zona da bonificare e tornavano dopo una lunga giornata di lavoro durissimo, erano gli scariolanti.

Le condizioni di sovraffollamento determinarono ben presto scarsità di lavoro che divenne più drammatica verso la fine del secolo quando, finiti i lavori idraulici, restarono solo le attività agricole stagionali.
La suddivisione del comune di Copparo decretata dalle forze governative per riuscire a sottrarre parte del vasto territorio delle amministrazioni locali socialiste, funzionerà solo in parte, almeno per il comune di Berrà.

Il primo sindaco fu GiovanBattista Capatti (1910-1914). Dopo una prima amministrazione "governativa" i socialisti saranno chiamati ad amministrare il comune di Berrà fino al 1921 quando la reazione fascista, finanziata anche da alcuni agrari berresi, eliminerà ogni forma di rappresentatività democratica.

L'epoca della ricostruzione post-bellica fu durissima, si dovette impiantare quasi dal nulla l'organizzazione civile, l'asfaltatura delle strade, l'acquedotto, la rete fognaria, grazie pure all'opera dell'amministrazione locale guidata per 30 anni dalla carismatica figura di sindaco da Socrate Sandri.
Lo spezzettamento delle grandi aziende, il richiamo del triangolo industriale determinarono una grande emigrazione.

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