Voghiera
Stando ai ritrovamenti archeologici fino ad ora effettuati Voghiera
pare essere più antica rispetto all'importante centro romano di
Voghenza Vicus Aventiae posto sull'altra sponda e che deve il suo nome
proprio al fiume Avenza.
Voghiera a destra e Voghenza a sinistra del Po
Eridano.
Le due cittadine erano situate un corrispondenza della grande isola
fluviale che oggi è identificabile nel parco Massari-Mazzoni nei tempi
in cui il ramo principale padano significava vita, commerci e risorse
per queste terre che ospitavano ricchi saltus imperiali.
Il saltus oggi
giorno potrebbe essere definito un latifondo, una grande fattoria con
aree boschive da cui si ricavava il legname per le costruzioni e per
alimentare le fornaci della zona che potevano contare su una grande
quantità di argilla prelevata dalle sponde del Po.
Vaste aree erano
riservate all'agricoltura, all'itticoltura ed allevamenti di bestiame.
Strabone, vissuto all'inizio della nostra era, parla di terre nelle
zone padane strappate alle acque per scopi agricoli affiancate da rami
fluviali navigabili che potevano portare rapidamente le merci verso le
grandi strade consolari per la loro commercializzazione nell'impero,
strade che correvano poco distante da Voghenza come la via Popilia, la
via Emilia e la via Annia, sicuramente collegate a Voghenza da vie
minori.
Voghenza ebbe l'onore di essere la prima diocesi del Ferrarese con
quindici vescovi che si succedettero sulla sua cattedra fino alla
nascita di Ferrara.
I reperti archeologici documentano ampiamente gli
scambi commerciali ed i contatti con il resto del mondo romano e le
iscrizioni sepolcrali ci parlano anche di funzionari addetti al settore
amministrativo dei saltus.
La qualità e la quantità delle
documentazioni archeolqgiche di età romana del voghierese trovano
concordi gli studiosi nell' attribuire dunque ai centri di Voghenza e
Voghiera uno status particolare di affermazione sociale ed economica sul resto del territorio deltizio.
L'istituzione della prima
diocesi ferrarese avvenne qui pochi anni dopo l'editto di Costantino
del 313 d.C. e non altrove proprio perché il centro evidentemente era
già dotato di tutte quelle strutture politico amministrative necessarie
per poter iniziare un'inedita fase storica come quella del
cristianesimo con i rappresentanti della Chiesa, i vescovi a dirigere
quei territori che prima erano sotto il controllo esclusivo della casa
imperiale.
Documenti certi indicano l'anno 431 come prima presenza
certa di un vescovo voghentino
quando Pier Crisologo, appena ottenuta
la funzione di raetroplita di Ravenna investe della carica vescovile
Marcellino tenendo un lungo sermone in cui afferma che il presule è un
pescatore come Pietro e che si tratta di un partus vernaculus,
cioè nasce a Voghenza un vescovo del luogo appartenente quindi alla
stessa comunità che dovrà guidare.
Sono 64 le tombe bizantine esplorate
ed i corredi funerari portano la datazione ai secoli VI e VQ nel pieno
dell'esperienza episcopale di questo centro e sino alla costituzione
della nuova diocesi di Ferrara che le succederà.
Il materiale ritrovato
è visitatale presso il museo civico di Befriguardo.
Nel VII secolo
fatti politici e militari suggerirono di spostare più a nord, oltre il
fiume, la sede vescovile per una sua maggiore difendibilità e da ciò
prese origine la città di Ferrara,
ma ancora per molto tempo, sino alle
soglie dell'anno Mille, i vescovi di San Giorgio continuarono a
firmarsi episcopus ferrariensis et vicoaventiniensis, a testimonianza
del perdurare nel tempo del ruolo predominante rappresentato da
Voghenza per molti secoli.
La cessata importanza giuridica e religiosa di questo territorio,
accompagnata da dissesti idrogeologici che portarono ad una sempre
minore portata del vecchio Po, che ora aveva assunto il nome di
Sandalo, relegò queste terre nell'oblio storico più assoluto sin quasi alla fine del Medioevo.
Furono gli Estensi, signori di Ferrara, a rilanciare queste zone a partire dal XV secolo,
riscavando e rendendo di nuovo navigabile il corso del Sandalo
allorquando il marchese Niccolò in nel 1435 decise di costruire a
Voghiera il castello del Belriguardo, la prima delizia fuori dalle mura
cittadine che in breve divenne la reggia estiva estense. Belriguardo
rimase patrimonio di casa d'Este fino al 1751 quando Francesco III lo
cedette a livello perpetuo al banchiere Giovanni Battista Buonanorae.
In seguito divenne proprietà della famiglia dei Duchi Massari.
Un itinerario di visita può iniziare dalla chiesa parrocchiale dedicata alla Natività di S. Maria di aspetto settecentesco ma con origini paleocristiane.
Sul fianco il monumento ai Caduti con un bel bassorilievo della «Pietà»
realizzata all'inizio degli anni Cinquanta dallo scultore voghierese
Giuseppe Virgili.
Di fronte si estende il parco Fontana (privato), un bosco naturale di
alcuni ettari dove nidificano moltissime specie di uccelli.
Una visita al Centro Civico, sede della Biblioteca.
Sulla fronte del palazzo due lapidi marmoree ricordano il medico Luigi Mandarini ed il patriota Francisco Ferrer.
Nel piazzale si trova il Monumento al Fanciullo opera in cotto
realizzata dagli alunni della scuola media nel 1979 mentre di fronte al
Centro Civico c'è il Municipio, originale opera degli anni Settanta
dell'architetto ferrarese Giuliano Giulianelli.
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