Comacchio � indissolubilmente legata all'acqua, alle sue valli, al sale e all'anguilla
che approda tra queste paludi per nutrirsi, crescere ed infine essere
catturata in trappole di cemento armato oppure, un tempo, ad una ad una
dai pescatori di frodo che le inchiodano con la
fiocina a undici punte.
Una categoria di lavoratori che non ha mai avuto voce e che
rappresentava fino a quarantanni fa, il travaglio sociale dell'intera
comunit�.
Filip�n, Ghit�n, Luy�c, nomi storici nella categoria dei fiocinini che
ricorrevano a tutte le astuzie, a tutti gli espedienti, che
affrontavano tutti i rischi pur di sottrarsi alla presa dei guardiani
dell'Azienda Valli che avrebbe significato un rapporto, un processo e
infine la prigione.
Si riunivano in compagnie perch� se
uno veniva scoperto e processato, la compagnia pensava alla famiglia,
alla barca e a tutto il resto.
Una sola parentesi felice per questa
gente: quella della pesca in valle Rillo, la valle del Presepio, cos�
chiamata perch� veniva concessa ai poveri dal 22 dicembre al giorno di
Pasqua.
In quella valle, oggi prosciugata, si pescava bene e senza pericoli.
Per tutto il resto dell'anno andavano nelle valli proibite. Quasi
sempre le compagnie, dopo il loro lavoro, andavano in Romagna dove
vendevano il pescato e poi ritornavano a casa.
Oggi la categoria dei fiocinini, benemerita per avere scoperto la citt� di Spina prima degli archeologi, � pressoch� scomparsa, per effetto delle bonifiche, della motorizzazione, di un pi� elevato tenore di vita di tutta la popolazione.
Tra i nomi che si ricordano quelli di Pasquale Tomasi, 61 condanne e
tra i suoi figli Flipon Burace, autorevole superstite rappresentante
della vecchia e nobile stirpe dei pescatori della fiocina.
"Flipon", nato il 10 novembre del 1897 e morto il 10 aprile del 1977
era il pi� anziano dei fratelli Burace, una grossa famiglia di San
Pietro, a pochi passi dalle valli Fattibello e Rillo.
Analfabeta, leggeva sul fango della valle come un saggista di valore penetra nell'intimo di un'opera letteraria.
La compagnia dei fratelli fiocinava verso le nove e poi l'adunata in
valle per il travaso del pescato nel velocipede del fratello Ettore che
aveva la "faccia" con il pubblico.
Al pomeriggio la vendita sul ponte degli Sbirri.
Con Flipon � morta un'epoca.
Comacchio viveva per l'anguilla e d'anguilla. La pesca avveniva da fine
settembre a fine dicembre. Oggi giorno � tutto scomparso, o quasi, cos�
come i tanti mestieri che trovavano linfa vitale grazie alle valli: i
bolegazzai, i bottai, i grisolini, gli zoccolai, i fabbri delle fiocine.
Un altro grande amore dei comacchiesi � sempre stato lo sport, il calcio in particolare.
Una squadra tenuta insieme dal grande amore per lo sport e,
soprattutto, dall'abnegazione e dall'aiuto del Cavalier Fausto
Cavalieri, presidente dell'unione sportiva Comacchiese dal 1932 al
1947.
Era proprietario dell'unica macelleria esistente a Comacchio.
Aveva un cuore grande cos�. Successivamente a Cavalieri la squadra trov� aiuto e comprensione presso i Salesiani all'oratorio.
Dalla partenza di questi ebbe vari dirigenti. La squadra era composta
da: Primo Marandella, Tonino Visconti, Domenico Simoni, Vincenzo Guidi,
Giovanni e Pino Cavalieri, Fabio Ferioli, Enrico Beneventi, Giuseppe
Zamboni, Luigi Fogli, Quinto Mezzogori, Gianni Carli, Aldo e Piersante
Tornasi, Adamo Fiorucci, Carlo Sabatini, Giorgio Fogli.
Tra i vari dirigenti Dimero Guidi, Renato Ferioli, Carlo Zani, Adeo Fogli, allenatore Giacinto Beneventi.